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ORATIO OBLIQUA (DISCORSO INDIRETTO)                   

Quando non si riportano direttamente (oratio recta) le precise parole di una persona, si ha il discorso indiretto (oratio obliqua). Ciò accade in dipendenza da uno dei cosiddetti verba dicendi (aio, dico, nego, adfirmo, respondeo...) o verba sentiendi (puto, credo, animadverto...).

I due punti, talora, sono sufficienti a sostituire i suddetti verbi.

Nella trasposizione dall'oratio recta (o.r.) all'oratio obliqua (o.o.) subiscono modificazioni:

PRONOMI E AGGETTIVI

– personali e possessivi di 1^ persona 

ego, nos... => o.o. => se, sui...

– personali e possessivi di 2^ persona

o.o. => ille, is...

..

– hic, iste. => o.o. => is, ille...

AVVERBI

hodie, nunc, cras, hic. hoc loco, heri... => o.o. (modifiche non applicate in modo rigoroso) => eo die, tum, postridie, illic, eo loco, pridie...

VERBI

(A) enunciati di tipo indipendente nell' o.r.

assertivi: indicativo => o.o. => accusativo + infinito.

volitivi: congiuntivo / imperativo => o.o. => congiuntivo senza ut (ma, nelle negative, preceduto da ne, neu, neve).

interrogativi: indicativo / congiuntivo => o.o. => prevalentemente al congiuntivo.

(B) enunciati già dipendenti nell' o.r.

– indicativo (se non contenuto in una perifrasi o in una incidentale) => o.o. => congiuntivo (obliquo);

– congiuntivo => o.o. => congiuntivo;

– infinito => o.o. => infinito.