Il Nominativus casus è – come indica il termine stesso – il caso del nome sotto forma di soggetto; e, inoltre, il caso di tutti quegli
elementi della proposizione (predicato nominale, compl. predicativo del soggetto, attributo, apposizione) collegati con il soggetto.
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Presentano il doppio nominativo (del soggetto e della parte nominale o del compl. predicativo del soggetto): |
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– i verbi che, pur non essendo copulativi (infatti non mancano di senso compiuto), sono spesso accompagnati da un complemento predicativo: nascor, vivo, morior, sto, pereo, maneo… |
– Scipio privatus in urbe mansit. |
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– i verbi copulativi all’infinito, dipendenti da verbi servili, tra cui si ricordano: possum/queo (posso); nequeo (non posso); debeo (devo); soleo/consuesco (sono solito); incipio (comincio); statuo/constituo/decerno (stabilisco); audeo (oso). |
– Sermo incipit obscurus fieri.
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– i verbi copulativi retti da verbi servili di volontà (volo, nolo, cupio, studeo, ecc.), purché abbiano lo stesso soggetto (altrimenti, si avranno delle proposizioni oggettive; che comunque possono trovarsi anche nel caso precedente). |
– Cato malebat esse quam videri bonus; (oppure: Cato malebat se esse quam videri bonum).
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– i verbi transitivi passivi appellativi (appellor, dicor...) elettivi (eligor, constituor...), estimativi (iudicor, habeor...) ed effettivi (fio= come passivo di facio, reddor...). |
– Mortuo
Romulo, Numa
Pompilius rex electus
est.
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