ACCUSATIVO                  Descrizione: Descrizione: F:\BACKUP_CYBERLATINUS_VERSIONE_2014\public_html\Immagini\esercizi.gif

                      – Ha la funzione fondamentale di indicare – in dipendenza da verbi transitivi attivi e deponenti – il complemento oggetto o diretto.

                      – Si ricordi che in latino sono transitivi parecchi verbi intransitivi italiani: per es., verbi come oleo (=mando odore di…), sitio (=ho sete di…),

                      admiror (=mi meraviglio di…), doleo (=mi rattristo per…), ecc.

                      – N.B.: - Reggono il complemento predicativo dell'oggetto gli stessi verbi transitivi che, quando si presentano in forma passiva reggono il 

                      predicativo del soggetto, ossia  i verbi appellativi, elettivi, estimativi ed effettivi (Pompeius reddit tutum mare = Pompeo rese sicuro il mare).

 

ACCUSATIVO DI RELAZIONE (o alla greca) - Indicava, almeno originariamente, la relazione tra una parte del corpo e un modo di essere.

– È retto da un participio passato o da un aggettivo. È detto anche "alla greca", perché ricalca un costrutto di quella lingua. È d’uso prevalentemente poetico e assume il valore di un complemento di limirazione.

Crines effusa sacerdos (= Una sacerdotessa scompigliata nei capelli = con i capelli scompigliati).

Senem conspexi vultum et ceterum severum

(= Vidi un vecchio serio nell'espressione e nei restanti atteggiamenti).

ACCUSATIVO AVVERBIALE

– Rappresentato da sostantivi o aggettivi con valore avverbiale, usati senza legami con gli elementi della proposizione in cui si trovano.

Suebi  maximam partem lacte atque pecore vivunt = Gli Svevi vivono per la massima parte (=prevalentemente) di latte e carne.

ACCUSATIVO ESCLAMATIVO

– È usato nelle esclamazioni; in genere, è preceduto dalle interiezioni "ah", "heu", "ah".

 

Ah te infelicem!

DOPPIO ACCUSATIVO

– Si trova con i verbi doceo (= insegno) e celo (=nascondo):

·        accusativo della persona a cui si insegna o si nasconde;

·        accusativo della "cosa" che si insegna o si nasconde.

– Al passivo, doceo è sostituito da disco (=imparo), erudior, imbuor (=sono istruito, sono educato) o doctus (participo passato con valore di aggettivo).

Celo, al passivo (uso raro) presenta la costruzione personale dei verbi del tipo di videor + de e ablativo della cosa nascosta.

 

 

N.B.: possono avere costruzione con il doppio accusativo anche i verbi posco, reposco e flagito (=chiedere per avere).

 –  Cato ipse filium litteras docuit.

Iter, quo abeat, consul  omnes celat.

 

 

 

 

 

Paetus… celatus est de filii morte.

 

 

 

 

 

– Caesar cotidie Haeduos frumentum flagitabat. [Ma anche: Caesar cotidie ab Haeduis frumentum flagitabat - Caesar cotidie ab Haeduis poscebat ut frumentum conferrent].

VERBI ASSOLUTAMENTE IMPERSONALI

ammettono solo la terza persona singolare e non hanno soggetto espresso paenitet (=pentirsi), piget (=rincrescersi), pudet (=vergognarsi), taedet (=annoiarsi), miseret (=aver compassione)]

– Richiedono:

·        l’accusativo della persona che prova il sentimento;

·        il genitivo dell’oggetto del sentimento, se è un nome; il nominativo, se è un pronome neutro; l’infinito oppure quod + l’indicativo o il congiuntivo, se l’oggetto del sentimento è un verbo.

– Se il verbo impersonale è accompagnato da un verbo di volontà (malo, volo, nolo, cupio), quest’ultimo si costruisce personalmente e il verbo impersonale va al congiuntivo senza ut, secondo la C.T.

 

 Populum iudicii sui paenituit.

– Id me pudet.

– Non me vixisse paenitet.

 

 

 

 

Volo me paeniteat (= voglio pentirmi).

Volebam me paeniteret (= volevo pentirmi).

VERBI RELATIVAMENTE IMPERSONALI

ammettono anche l’uso della terza persona plurale e possono avere un soggetto espresso (sostantivo o costrutto equivalente). Sono usati soprattutto in espressioni negative: decet (=si addice), dedecet (=non si addice), fallit (=sfugge), iuvat (=piace), latet (=resta nascosto), ecc.

– Richiedono:

·        l’accusativo della persona alla quale conviene, giova, ecc.

·        se è un sostantivo, il nominativo della cosa che conviene, giova, ecc.

 

Me iuvat.

– Nisi me fallit (= se non mi inganno).

– Sic est, nec me quod dicis latet.

– Non decet regem irasci/ira.

Omnia me fallunt.

Descrizione: Descrizione: F:\BACKUP_CYBERLATINUS_VERSIONE_2014\public_html\Immagini\tornasu.gif