– Ha la funzione
fondamentale di indicare – in dipendenza da verbi transitivi attivi e deponenti
– il complemento oggetto o diretto.
– Si ricordi che in
latino sono transitivi parecchi verbi intransitivi italiani: per es., verbi
come oleo (=mando odore di…), sitio (=ho sete di…),
admiror (=mi meraviglio
di…), doleo (=mi rattristo per…), ecc.
– N.B.: - Reggono il
complemento predicativo dell'oggetto gli stessi verbi transitivi che, quando
si presentano in forma passiva reggono il
predicativo del soggetto, ossia
i verbi appellativi, elettivi, estimativi
ed effettivi (Pompeius
reddit tutum mare = Pompeo rese sicuro il mare).
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ACCUSATIVO DI
RELAZIONE (o alla greca) - Indicava,
almeno originariamente, la relazione tra una parte del corpo e un modo
di essere. |
– È retto da un
participio passato o da un aggettivo. È detto anche "alla greca",
perché ricalca un costrutto di quella lingua. È d’uso prevalentemente poetico
e assume il valore di un complemento di limirazione. |
– Crines
effusa sacerdos (= Una sacerdotessa scompigliata nei
capelli = con i capelli scompigliati). – Senem
conspexi vultum et ceterum severum (= Vidi un vecchio
serio nell'espressione e nei restanti atteggiamenti). |
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ACCUSATIVO
AVVERBIALE |
– Rappresentato
da sostantivi o aggettivi con valore avverbiale, usati senza legami con gli
elementi della proposizione in cui si trovano. |
– Suebi maximam
partem lacte atque pecore vivunt = Gli Svevi vivono per la massima
parte (=prevalentemente) di latte e carne. |
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– È usato nelle
esclamazioni; in genere, è preceduto dalle interiezioni "ah",
"heu", "ah". |
– Ah te
infelicem! |
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DOPPIO
ACCUSATIVO |
– Si trova con i
verbi doceo (= insegno) e celo (=nascondo): ·
accusativo
della persona a cui si insegna o si nasconde; ·
accusativo
della "cosa" che si insegna o si nasconde. – Al passivo, doceo
è sostituito da disco (=imparo), erudior, imbuor (=sono istruito, sono
educato) o doctus (participo passato con valore di aggettivo). Celo, al passivo (uso raro) presenta la costruzione
personale dei verbi del tipo di videor + de
e ablativo della cosa nascosta. N.B.: possono
avere costruzione con il doppio accusativo anche i verbi posco, reposco
e flagito (=chiedere per avere). |
–
Cato ipse filium litteras docuit. – Iter,
quo abeat, consul omnes celat. – Paetus…
celatus est de filii morte. – Caesar
cotidie Haeduos frumentum flagitabat. [Ma anche: Caesar cotidie ab Haeduis frumentum
flagitabat - Caesar cotidie ab Haeduis poscebat ut frumentum conferrent]. |
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VERBI
ASSOLUTAMENTE IMPERSONALI ammettono
solo la terza persona singolare
e non hanno soggetto espresso paenitet (=pentirsi), piget (=rincrescersi),
pudet (=vergognarsi), taedet (=annoiarsi), miseret (=aver compassione)] |
– Richiedono: ·
l’accusativo
della persona che prova il sentimento; ·
il genitivo
dell’oggetto del sentimento, se è un nome; il nominativo, se è
un pronome neutro; l’infinito oppure quod + l’indicativo
o il congiuntivo, se l’oggetto del sentimento è un verbo. – Se il verbo
impersonale è accompagnato da un verbo di volontà (malo, volo,
nolo, cupio), quest’ultimo si costruisce personalmente e il verbo
impersonale va al congiuntivo senza ut, secondo la C.T. |
– Populum
iudicii sui paenituit. – Id
me pudet. – Non me
vixisse paenitet. – Volo
me paeniteat (= voglio pentirmi). – Volebam
me paeniteret (= volevo pentirmi). |
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VERBI
RELATIVAMENTE IMPERSONALI ammettono anche l’uso della terza
persona plurale e possono
avere un soggetto espresso (sostantivo o costrutto equivalente).
Sono usati soprattutto in espressioni negative: decet (=si addice),
dedecet (=non si addice), fallit (=sfugge), iuvat (=piace), latet (=resta
nascosto), ecc. |
– Richiedono: ·
l’accusativo
della persona alla quale conviene, giova, ecc. ·
se è un
sostantivo, il nominativo della cosa che conviene, giova, ecc. |
– Me
iuvat. – Nisi me
fallit (= se non mi inganno). – Sic est, nec
me quod dicis latet. – Non decet regem
irasci/ira. – Omnia
me fallunt. |