ABLATIVO
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Il nome ablativo – da connettere con ablatus = allontanato, portato via – esprime la funzione originaria di questo caso: il valore di allontanamento sia
in senso proprio che figurato. Tuttavia, con l’evoluzione della lingua, nell’ablativo sono venuti a convergere tre varianti: 1) ablativo propriamente detto
(di allontanamento = da dove? da chi?); 2) strumentale-sociativo (con che cosa? con chi?); 3) locativo (dove? in quale tempo?).
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Tra gli ablativi di natura strumentale vanno particolarmente ricordati: |
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– quello che si trova con i verbi: utor (= uso; mi servo di...), fruor (= godo), fungor (=adempio), potior (= mi impadronisco), vescor (= mi cibo) e i loro composti. Spesso utor prende il semplice senso di avere, soprattutto se il nome all’ablativo è accompagnato da un aggettivo o da un avverbio. Inoltre, potior ha sempre il genitivo nella locuzione potiri rerum (= impadronirsi del sommo potere), più raramente (per analogia) con altri nomi. |
– Sapientis est temporibus sapienter uti. – Post Servii mortem regno potitus est Tarquinius. – Iusto utimur domino = Abbiamo un padrone giusto. |
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– quello retto dalla locuzione impersonale opus est (=c’è bisogno / occorre / è necessario), soprattutto quando essa è introdotta da nihil e dal quid interrogativo-retorico. La persona che ha bisogno è espressa con il dativo. Tuttavia, opus est (per analogia a necesse est = è necessario) può anche presentare un costrutto personale, che anzi diventa quello normale, allorché il soggetto (cioè la cosa di cui si ha bisogno) è un pronome o un aggettivo neutro. In questo costrutto personale, il verbo sum concorda nella persona con il soggetto. N.B.: – Se la cosa di cui si ha bisogno è espressa da un verbo, si ha più comunemente l’infinito (opus est facere). |
– Nihil opus est simulatione et fallacibus = Non c'è affatto bisogno di.... – Mihi opus est libro.
– Hominibus exempla opus sunt, non vana verba. – Haec mihi opus sunt. |
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– quello retto dagli aggettivi dignus (=degno) e indignus (=indegno). Se la cosa di cui si è degni (o indegni) corrisponde in italiano a un verbo, spesso è espressa in latino da una proposizione relativa introdotta da qui, quae, quod (concordati per genere e numero al nome antecedente e con il caso determinato dalla sua funzione) + congiuntivo presente o imperfetto. |
– Animus tuus laude dignus est. – Indignum te arbitror, qui exercitum ducas. – Vir ille dignus est, quem omnes laudent. |