CONGIUNTIVI (DIPENDENTI) AL POSTO DELL'INDICATIVO               

congiuntivo eventuale

ð Esprime un processo come eventuale, generico, ripetuto. Si trova al posto dell’indicativo, che indica normalmente situazioni o fatti determinati e specifici.

ð Virtus facit ut diligamus in quibus ipse inesse videatur. 

     

congiuntivo obliquo

ð Sta al posto dell’indicativo a esprimere:  
 

     – pensiero o parole altrui, non del locutore (si veda, inoltre l’oratio obliqua);

ð Paetus omnes libros quos frater suus reliquisset mihi donavit (a detta di Peto).

 

     – pensiero del locutore stesso, ma pensato in altro tempo (quasi un suo alter ego);

ð Admiratus sum quod nihilo minus tua manu scripsisses.

 

     – (più raramente) il pensiero del locutore e dello stesso tempo, ma intenzionalmente presentato come opinione o prospettiva personale.

 
     
 

congiuntivo caratterizzante

ð Tipico di enunciati che, solitamente, vengono fatti rientrare nelle relative consecutive. In realtà, essi non esprimono conseguenza (anche se, in Italiano, ricorriamo all’espressione "tale che"), ma qualità distintiva (al relativo "che" può sostituirsi "che ha la particolarità di". Il congiuntivo caratterizzante è frequente con dignus; est/sunt qui; quis est qui…? (=chi c’è che…?); nemo est qui (non c’è nessuno che), quid est cur…? (che ragione c’è perché…?).

 

ð Civis est nemo qui non me defenderit.

ð Nec causa est cur negem (= non c’è ragione che io neghi).

     

Congiuntivo di attrazione modale (assimilazione del modo)

ð Suole denominarsi attrazione modale una particolare tendenza (evidente nel latino classico, soprattutto letterario) a mantenere il modo congiuntivo (al posto dell’indicativo), in dipendenza da una proposizione al congiuntivo o all’infinito. In realtà, la maggior parte delle volte, il congiuntivo si trova non perché attratto automaticamente, ma perché giustificabile per sé come obliquo, eventuale o caratterizzante.